Assenza come possibilità
Le relazioni e le amicizie eterne pretendono
una costante immobilità e un costante tentativo di accomodamento
che sabotano la naturale trasformazione di sé.
Le conseguenze della perdita della distanza.

Da troppo tempo ormai non siamo più in grado di ragionare sulla assenza, sulla sottrazione, sulla non-risposta. La non-risposta di un figlio a un messaggio o a una telefonata è sinonimo di disastro. La non-risposta di una fidanzata è sospetto di tradimento. La non-risposta è gravida di negatività. Ma può anche invece essere uno spazio di possibilità. Mi sto divertendo, sto facendo altro, voglio stare da solo, voglio proteggerti dalle mie notizie, sto male e non riesco a condividerlo, voglio interrompere senza che questo sia motivato da un conflitto.

Si può scegliere di proteggere un amico dal dolore proprio non condividendolo, di avere il diritto di voler sopportare solo la compagnia di se stesso, e a volte nemmeno quella. Non chiedere soccorso, non voler condividere, sparire, non è fatto in molti casi contro qualcuno, anzi spesso è fatto a protezione di qualcuno. Al contrario, con chi ci ha deluso o tradito o ferito, talvolta non si vuole argomentare o risolvere le cose: si sospende, si interrompe. Basta.

Io credo che abbiamo totalmente disimparato a comprendere il significato che ha la distanza, anzi, abbiamo del tutto eliminato ogni possibilità di distanza, tanto che sparire è percepito quasi come un atto violento. E, invece, probabilmente, per mantenere vivo il buono che c’è stato in una relazione, silenzio e distanza sono necessari.

R. Saviano
Dal sito del Corriere della sera