Un istante di fragilità
L’errore è un elemento costitutivo dell’esperienza umana.
Nel corso di un collegamento per la propria testata, un giornalista ha avuto un black out: improvvisamente non riusciva a mettere in sequenza concetti e parole.

Alla fine ha onestamente opposto un decoroso silenzio allattesa delle informazioni che doveva fornire. Si è smarrito, ha mostrato una fragilità che non saprei giudicare essere migliore o peggiore di certe cronache meccaniche, di certi dibattiti pieni di ovvietà, urla preparate e luoghi comuni. I responsabili della testata immagino abbiano cercato di capire cosa sia successo e perché. È il loro ruolo e, se hanno richiamato il collega al dovere di assolvere pienamente al suo compito professionale, sono stati nel giusto.

Ma quello che è ingiusto, insopportabile e feroce è il clima da mattatoio che è scattato sui social. Dileggio, accuse personali, insulti. Una vita di lavoro messa in discussione e delegittimata per un momento di inspiegabile buio delle parole. Non so e non voglio sapere perché quel giornalista si sia smarrito. Ma so che capita. So che il mondo non è fatto dagli infallibili ma dalla meravigliosa approssimazione con la quale ciascuno cerca di corrispondere alla miriade di attese alle quali si deve inesorabilmente saper ogni giorno tenere testa. Sbagliare è sbagliato. Ma nessuno si può sentire autorizzato, da dietro una tastiera spesso anonima, a distruggere la rispettabilità professionale e personale di un essere umano reo di aver mostrato un istante di fragilità. C’è da immaginare che gli insulti a quel giornalista vengano da persone che non hanno mai sbagliato nulla nella propria vita.

Lerrore invece è un elemento costitutivo dellesperienza umana. Sbagliano calciatori e politici, professori, papi e artigiani. Ma il Tribunale supremo, o una parte di esso, si diverte, gode nello sbranare la vita di chi soffre, di chi è scivolato, di chi è caduto. La solidarietà verso quel giornalista, verso quellessere umano, è dunque un piccolo dovere civile. E infatti la reazione delle persone per bene non si è fatta attendere.

Walter Veltroni
Dal Corriere della Sera