Sperare che non arrivi l’elettricista
Per poter continuare a percepire lo spazio vuoto.
Oggi, dopo il seminario sul respiro, resto in contemplazione dell'evidente cambiamento nel corpo, che percepisco riflesso nelle relazioni tra me e gli altri che incontro oggi.

Eppure non ho fatto nulla. È stato un seminario dove non ho fatto niente! La tendenza corporea che sentivo prevalente era stare in orizzontale, nella terra e in acqua, e nei momenti di verticalità il cervello, con lo scorrere del tempo e del respiro, se ne stava adagiato su un’amaca appesa tra le orecchie.

Senza fare niente sento ancora oggi la grande espansione, l’ampiezza. È sorprendente sentirsi potenti, proprio quando si scende dal trono, e oggi la resa la sento nei femori e nello stupore dell’esperienza.

Sempre senza aver fatto nulla oggi il cambiamento lo sento negli occhi, stanno liquidando ogni forma di controllo o di giudizio. Certamente oggi negli occhi non è attivo lo scanner, non passa corrente.

Proprio come nel sogno che ho fatto ieri sera, la prima notte a casa, e per me è veramente raro sognare. Nel sogno dovevo iniziare le prove di uno spettacolo, davanti a me in verticale un grande e complicatissimo impianto elettrico, cavi, interruttori, prese. Ad un certo punto mentre lo stavo guardando, ha iniziato a bruciare un cavo elettrico, un fuoco lento che ha fatto andare tutto in corto circuito. Niente prove, niente spettacolo, resto calma a guardare ardere, in attesa dell’arrivo dell’elettricista. Così finisce il sogno ed io spero che l’elettricista non arrivi più ora che il sistema è in tilt.

Conclusione: oggi mi sento rallentata, con un grande spazio, questo guardare allo spazio vuoto è illuminante, perchè lo sento tra le ossa, tra le membrane, tra i muscoli, tra le pieghe del cervello. Sì, la parola chiave del lavoro sul respiro per me è stata proprio ‘spazio’.

Patrizia Belardi