L’ansia come risorsa
Cosa succederebbe se invece di scappare dall'ansia le dessimo valore?
L’ansia è un blocco della respirazione che si verifica di fronte all’attesa di uno o più eventi futuri che temiamo possano essere dolorosi e non dominabili.

L’apnea è un modo per aumentare la nostra concentrazione su un evento e la nostra capacità di dominarlo, diminuendo le sensazioni che possono distrarci. Solo che se l’evento è atteso nel futuro, è cioè una probabilità e non un’attualità, la sospensione del respiro troppo prolungata nel tempo diventa una minaccia alla nostra sopravvivenza: questo è ciò che chiamiamo ansia. In altre parole l’ansia è un segnale di allarme che ci dice che stiamo perdendo il controllo sul mondo che ci circonda, da cui consegue il tentativo di darci sostegno dominando le nostre sensazioni ed emozioni, la nostra corporeità, pensando così di riuscire poi a dominare il mondo esterno.

Cosa intendiamo noi terapeuti dicendo che sosteniamo la persona a reggere livelli di ansia sempre crescenti ? Chiediamo alla persona di utilizzare questo segnale di allarme in modo diverso, rinunciando al tentativo di dominare la paura dell’ignoto, cioè di tutto ciò che non è ancora qui e ora, a favore della capacità di respirare e sentire di più invece che di meno; chiediamo di dare valore all’ansia invece di volerla scacciare, annullare, combattere, fuggire con varie strategie (dalle interruzioni di contatto, agli attacchi di panico, alla depressione, fino ad arrivare a possibili agiti).

Queste non sono richieste tecniche, ma esistenziali, perché noi praticanti siamo lì con la persona vivendo la stessa esperienza. Noi esseri umani dobbiamo sviluppare la capacità di rendere assimilabili le novità che incontriamo e/o, se non ci riusciamo, di rifiutarle e, se le novità non assimilabili sono dilaganti in quell’ambiente, possiamo scegliere di cambiare ambiente, di andarcene.

Mariano Pizzimenti