La difficoltà a distaccarsi
La rinuncia alle cose
che sono inesorabilmente perdute
è per definizione positiva
Dorothy Dinnerstein
Quando la mente non riconosce i cambiamenti.
Di fronte alle perdite che l'età di mezzo ha già portato, che presto porterà, di fronte a un senso di limitazione e mortalità, pochi di noi rinunciano alla propria giovinezza pensando a ciò che hanno acquisito. E alcuni si opporranno sempre.

E così potremmo trincerarsi nelle nostre posizioni rispondere con rigidità, mantenendo lo status quo e resistendo a tutti i cambiamenti. O potremmo disperatamente cercare di essere di nuovo giovani. O finire preda dei disturbi psicosomatici. O distrarci in modo nevrotico fissandoci degli scopi, seguendo dei corsi e facendo progetti per migliorare noi stessi.

Quelli che resistono ai cambiamenti sfidano la realtà del tempo aggrappandosi ai propri poteri e ai propri indiscutibili modi di fare le cose. Insistono perché i figli continuino ad obbedire ai loro desideri, perché i loro soci in affari più giovani – «piccoli nessuno», così come li ha definiti un uomo – «sappiano qual è il loro posto», perché i loro coniugi non pensino – come ha detto un altro uomo «a correr dietro a qualcun altro». Come la quercia che non si piega durante una tempesta, essi si spezzano ad ogni cambiamento nella loro salute, nel loro stato coniugale, nella loro carriera. Essi non possono, non vogliono, rifiutano ferocemente di adattarsi.

J. Viorst
Dal libro Distacchi