Il mentore
«A te darò un saggio consiglio,
se vuoi ascoltarlo:
…non devi più avere i modi di un bimbo,
perché ormai non sei tale»
(da l’Odissea)
Gli eventi che consentono di diventare adulti.

Il momento fondamentale nell’iniziazione di Telemaco al mondo adulto avviene quando si pone sulle tracce del padre, “abbandona i modi di un bimbo” e acquista coscienza di sé e del proprio ruolo, cioè della propria identità. Il suo progetto sarebbe però destinato a fallire, se non intervenisse Mentore, antico compagno di Ulisse.

Quello che la nostra società ha perso è il senso di un mentore che, disinteressatamente, possa traghettare il bambino nel mondo adulto preservando la sua grazia, la sua indole, il suo delicato mondo interiore.

Ecco perché le adolescenze sono diventate violente, dominate da pulsioni autodistruttive, nelle quali si è completamente cancellato l’incanto di un’infanzia che l’età adulta non è più in grado di accogliere.

Nelle antiche società tribali, i momenti che segnavano il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, erano scanditi da rituali quali l’allontanamento, il superamento di alcune prove e la reintegrazione del giovane nella collettività in una posizione riqualificata. Vi erano però un intero villaggio e un’intera comunità che partecipavano a questo rito iniziatico. La dimensione individualistica in cui si consuma oggi il ruolo paterno ha destituito tale momento del suo potere di reale trasformazione capace di determinare il fondamentale apprendistato alla vita, in quanto i nuovi padri, talvolta adulti senza consapevolezza e/o eterni adolescenti, a loro volta non hanno mai deposto “i modi di un bimbo”. Anche a molti di loro è sfuggita la possibilità di accedere all’età adulta attraverso quel processo di consapevolezza di sè che Omero aveva attribuito alla figura di Mentore.

Silvia Gasperini