Un alieno in casa
Poche cose sono esasperanti e affascinanti quanto un bambino che diventa uomo.
Lo ha detto anche la pediatra: per qualche tempo hai un bambino, disegnato a tua immagine e somiglianza, poi, un giorno, ti svegli e in cucina trovi un preadolescente, o alieno che dir si voglia, che ti guarda in tralice e riesce a ingurgitare, in uno stesso pasto, tre etti di pasta, sette polpette, una grande insalata, un chilo di ciliegie e, per soddisfare quel languorino post prandiale, una tazza di latte e cereali all'avena.

Per qualche tempo sei l’inizio e la fine del suo mondo, lo contieni, gli risolvi ogni problema, il tuo amore gli basta e la tua presenza è la sua fonte di felicità.

Per qualche tempo è una macchina semplice, i cui pezzi di ricambio stanno nell’armadio, in garage o, al massimo, al supermercato all’angolo.

Poi, certamente prima di quanto non avessi calcolato, arriva l’adolescenza, preceduta dall’altrettanto insondabile preadolescenza.

“Usciamo?”. “No! Io non mi muovo di qui! Non puoi tormentarmi con la tua mania di fare cose, madre!”. “Come vuoi, ma non chiamarmi madre. Stiamo a casa. Vado di là a leggere”. “Ecco. Sei assente! Te ne freghi di me! Perché non facciamo mai niente di bello insieme, madre?”. “Ehm, ok, facciamo una gita al lago! Vado a chiamare i tuoi fratelli”. “Ci devono per forza essere anche loro? Sono due poppanti. Io non li sopporto. Non possiamo avere uno spazio nostro?”. “Andiamo tu e io da soli?”. “E nessun altro? Che noia, madre!”.

Fa mille domande ma non si fida delle nostre risposte. È guardingo e indifeso, perfido e disarmato, ruvido e trasparente.

Mi affascina, mi esaspera, mi inquieta, mi inchioda alla mia inadeguatezza. Vuole essere accolto, arginato, contraddetto e apprezzato, amato a distanza, corretto e incoraggiato, seguito e lasciato in pace. Se riuscissi a guardarlo da lontano ne sarei incantata e ipnotizzata perché poche cose sono affascinanti come un bambino che diventa uomo.

Claudia de Lillo
Da D di Repubblica