Perché chi ha davvero successo è invisibile
La grande strategia esclude i colpi clamorosi, la grande vittoria non si vede.
Da ciò credo si possano trarre istruttive lezioni nell'ambito sia della politica, sia della gestione di impresa e del management. Prendiamo quei capi d'azienda a cui vengono eretti monumenti, che sono insigniti a dicembre del titolo di “manager dell'anno”: non è raro che, solo qualche anno dopo, si rivelino protagonisti di disastrosi fallimenti, talvolta con tanto di precipitosa fuga... Ne conosciamo tanti.

E invece esistono tanti altri manager di cui non si parla mai, di cui non viene nemmeno in mente di parlare, e ancor meno di tesserne l’elogio in quanto hanno saputo gestire così bene la loro azienda, sfruttandone il potenziale, progressivamente, nella durata, che non sono mai stati spinti a rischiare, tanto che il profitto pare essere venuto da se, sponte sua. La gestione “a monte” è stata portata avanti con tale abilità da scongiurare ogni crisi e dare l’impressione che l’attività dell’impresa proceda senza incontrare alcun ostacolo. Avendo questi manager tratto partito dalla situazione senza fissarsi obiettivi grandiosi, lasciando da parte le grandi sfide (che accendono l’immaginazione), lo sviluppo delle loro aziende è sembrato essere venuto da sé, da ciò che correntemente si definisce la loro “buona salute”.

E allora, perché elogiarli? Perché si dovrebbe anche solo pensare di elogiarli? Certo, lo sappiamo: non si può essere un vero manager, un manager effettivo e non un manager di cui si parla, senza deludere e mortificare il nostro Io. Chi consegue le vere vittorie, non ottiene nessun riconoscimento. La strategia è il contrario dell’eroismo, come già sapevano i greci. Non si ricaverà nessuna gloria da una buona gestione.

F. Jullien
Dal libro: Pensare l’efficacia