Tempo di cambiare
Perché alcune volte l’unico modo per progredire nel lavoro è cambiare posto di lavoro.
Dopo aver finito l’apprendistato nel vostro primo lavoro fermatevi un momento e valutate ciò che avete imparato. Poi guardatevi intorno e stimate le opportunità e le sfide future. Se ciò che vedete vi piace state dove siete ma se scoprite che le vostre idee iniziali sono decisamente meglio di quelle della società per cui lavorate e il vostro capo non crede nel vostro potenziale, o ci sono troppe persone prima di voi che aspettano che il loro potenziale venga esplorato, allora forse è tempo di cambiare.

Non vi è motivo di star male per questo. Lasciare un posto di lavoro non è sleale – a meno che non rincorriate costantemente una busta paga più ricca e non riusciate mai a stare in un posto di lavoro abbastanza a lungo. Vi è qualcosa che non funziona in un lavoratore dipendente che continua a cambiare posto di lavoro perché se dopo uno o due nuovi posti non riuscite a trovare quello che fa per voi allora forse non state facendo il lavoro adatto a voi e dovreste cambiarlo.

Penso che decidere per se stessi di cambiare sia come cambiare squadra in ambito sportivo. Alcune squadre, indipendentemente da quanto grandi siano, possono non aver bisogno di un giocatore del vostro tipo. Ma in un’altra squadra un giocatore come voi può essere una star. Perché? Perché la nuova squadra o la nuova società funzionano in modo diverso da quelle precedenti. Sono pronte a darvi il via libera invece che tenervi fermi al palo.

Nel mio caso ho iniziato alla William Morris Agency. Presto ho iniziato a pensare che avevo una marcia in più delle persone che mi circondavano. Sono rimasto salendo lentamente ma con certezza la scala della carriera. Ma mi rendevo conto che lo stile della società per cui lavoravo non era il mio. Me ne sono andato perché il mio capo non credeva nelle mie potenzialità e mi considerava troppo ribelle. Io lo consideravo un retrogrado.

Non mi sto lamentando. Per anni la rigidità della William Morris ha portato stabilità ma anche incapacità di evolversi velocemente e rispondere adeguatamente alla nuove situazioni di mercato.

Ogni volta che volevo provare qualcosa di nuovo mi veniva detto che non si poteva fare.

B. Brillstein
Dal libro The little stuff matters most